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ZAETA LA SAETTA!


Magari non ci crederete ma io, come sempre, ve la racconto dall’inizio. Le mie sembrano sempre le avventure di Gian Burrasca e cosa scrivo non rende mai proprio bene l’idea perché, in realtà è ancora peggio! A parte gli scherzi, adoro le sfide, anche le più nuove, quelle che la maggior parte dei professionisti rinuncerebbe perché troppo improvvisate e perché comunque, in un modo o nell’altro, ti mettono in gioco continuamente. Ma alla fine è proprio quello il bello, aver sempre qualcosa a cui pensare che ti occupi la mente e così alla chiamata del buon Gualdani “Oh Gaspo, ti va di fare la prossima gara di Flat con la super Zaeta?” non ho neanche risposto se si o no ma bensì “Quando sarà la gara? Dammi solo due indicazioni su come andare lassù”. Chiaramente, di provarla prima neanche se ne parla perché noi siamo di Fuori e, tenendo fede al nome della rivista, andiamo a fare le cose da fuori di testa ovvero: tre minuti di prove libere con una moto dalle forme tutte sue, completamente diversa dai soliti motard cui sono abituato e poi via, subito una serie di manche l’una dopo l’altra per trarre il punteggio valido per l’accesso alla finale. Un gioco da ragazzi no?
Bene, sabato mattina parto da casa con il babbo, il mio meccanico di sempre Renato con destinazione Terenzano (UD), luogo della terza ed ultima prova di questo neonato trofeo.
Una volta giunti a destinazione veniamo accolti da Belli ed il suo staff composto da Paolo Chiaia e Andrea Andreani che insieme, con le iniziali dei propri cognomi hanno costituito il Team ABC che il caso ha voluto che fosse proprio l’A-B-C del Flat Track in quanto loro vanno considerati come i riferimenti principali di questa disciplina. Andreani è colui che si è occupato della “costruzione” della mia Zaeta da Flat e che mi farà da meccanico nonché consigliere per tutta la giornata di gara. Già, anche consigliere in quanto io non ho mai avuto alcuna esperienza su quel genere di moto mentre Andrea, da quest’anno, si è preso l’impegno di entrare in questo nuovo mondo e seguendo super Belli si è già fatto una buona esperienza su come si possono affrontare quelle due (e solo due!) benedette curve che mai le puoi trovare uguali, cambiano ad ogni passaggio e solitamente (almeno nel mio caso) ne azzecchi due si e quattro no! Ma danno un gran gusto e quando inizi a far quelle due curve non vorresti più uscire da quell’ovale che, illuminato da luci da stadio, fa l’effetto di un’arena! Quando entri all’interno, chiudono la staccionata e in quell’istante inizia il tuo momento; di giri di prova ne fai pochissimi e quando ti schieri in linea per la partenza è emozionante, adrenalinico, una sensazione da provare.
Finalmente è tutto pronto per l’inizio della prima batteria dove sono sorteggiato in ultima posizione al via. Parto e mi sento subito sicuro, recupero fino a terzo raggiungendo i primi due e terminando la manche proprio al fotofinish con il mio collega di supermoto (Scalabrin). I primi tre in un fazzoletto, se ci fosse stato ancora un giro ne avremmo viste delle belle.
Dopo pochi minuti parte la seconda heat e stavolta sono in prima fila insieme a Belli, gomito a gomito. Scatto al comando e ci rimango per qualche giro domandandomi “Marco dov’è? Perché non arriva?”; in realtà non mi rendevo conto che stavo andando abbastanza forte tanto da guadagnare un bel margine sugli inseguitori, Belli incluso a causa di una partenza non perfetta. Ma ecco che verso fine manche inizio a sentire un rombo dietro di me fino a quando la sua Zaeta mi supera in pieno rettilineo su una ruota (ecco che ha trovato il modo migliore per prendermi in giro!) ma non perché la sua ha più motore ma perché lui è un mago nel riuscire a dar trazione al posteriore in uscita di curva. L’adrenalina sale, la voglia di seguirlo anche e così riesco a fargli dietro almeno due curve affiancandolo in staccata ma non capendo neanche più in che città mi trovavo! Così all’inizio dell’ultimo giro per non mollare il contatto esagero perdendo sia l’anteriore che il posteriore finendo gambe all’aria. Pazienza, non potevo non provarci e, all’arrivo, ricevere i complimenti dal più forte di tutti è stata una bella soddisfazione.
Purtroppo, però, la caduta mi ha impedito l’accesso diretto in finale e così rimaneva solo la last chance al quale solo i primi due avevano accesso al main event. Parto in testa ma alla prima curva (a sinistra) la moto si ammutolisce…il motivo di tale inconveniente fu banalissimo: ci siamo dimenticati di aprire il rubinetto della benzina! Così dall’euforia di un possibile buon risultato data la mia buona velocità siamo passati alle tribune, a guardar la finalissima dagli spalti che, per la cronaca è stata vinta da Belli che si è così aggiudicato questo primo Trofeo Fim Flat Track seguito dal veloce Andreotti e dall’olandese Jan Willem Jansen.
Le gare sono sempre una cosa a se, può sempre succedere di tutto e una dimenticanza ci può stare, non siamo né i primi né saremo gli ultimi. Nonostante l’inconveniente ci tenevo a ringraziare tutti i ragazzi del Team che ci hanno costruito una moto per la gara e sono sempre stati veramente gentili e disponibili in questa bella avventura. Come si usa dire, “sarà per la prossima”!






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