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VITTORIA PER LA MITICA HONDA 500 2T


La prima foto che mi ritrae seduto sopra ad una motocicletta risale ai primi anni ’90 quando, da bimbo, il mio babbo mi fece salire sulla sua Honda CR che guidava nel mondiale motocross classe 500. Si, proprio la mitica 500 due tempi, quella moto che all’epoca era una vera e propria bomba, fatta per piloti veri e facilmente riconoscibile grazie alle sue tabelle gialle, colore che identificava la top class. Di tempo ne è passato e ora tutto è cambiato ma noi romanticoni appassionati la ricordiamo ancora bene e con piacere, spesso con la nostalgia di quel rumore che appagava così bene l’orecchio. Di accaniti sostenitori del 2T ne esistono ancora parecchi perché a volte è difficile cambiare, voltare pagina e non ci si vuole adeguare alle nuove “regole” che il sistema ci impone. Poi, come nel settore della moda dove le tendenze vanno e vengono, anche qui la voglia di due tempi è tornata in voga e nell’ultimo periodo si è creato sempre più interesse attorno a questi motori che fino a due anni fa sembravano ormai caduti in un irremovibile letargo.
Così, per adeguarci anche noi alle tendenze della moda, mi è venuta la bizzarra idea di “pescare” un mitico 500 2T ed equipaggiarlo con tutto ciò che il mercato moderno mette a disposizione per vedere cosa poteva ancora combinare il motore più potente dell’epoca con il supporto di telaio, sospensioni e gomme dei giorni nostri. L’idea è caduta sulla bellissima CR 500 AF (costruita in serie limitata in America) con il telaio in alluminio della Honda CRF 250 4T che va a sostituire lo storico in acciaio. Alessandro Bramafarina, che ringraziamo pubblicamente, è un grande appassionato di cross che ci ha messo a completa disposizione la sua creatura “limited edition” per la nostra sfida (la gara è stata fatta per la rivista FUORIstrada) da…da FUORI di testa. Perché? Perché chiunque l’avrebbe testata in un tranquillo pomeriggio di metà settimana, senza pressioni né doveri e senza l’obbligo di dare il 100, anzi il 500%! Noi, invece, abbiamo deciso di provarla direttamente in gara, in mezzo a tutte le 4T, così da sfruttare a pieno il fattore gara, situazione che di fatto ti impone di tirare fuori sempre quell’impegno in più che in un semplice giorno di allenamento non riusciresti a dare; gli stimoli insomma, il gusto della sfida! Abbiamo trovato una domenica libera dai miei impegni di pilota (quello semiprofessionista!) scegliendo la neonata Coppa Italia sotto l’ala della federazione AICS per scendere in pista sul divertentissimo circuito di Moncalieri (TO) che è caratterizzato da una sezione sterrata davvero esemplare, curata come un salotto di casa dal proprietario Andrea Mercadante, da riferimento anche per gli sterrati che si “incontrano” nel mondiale. L’esperta direzione della Tecnoteam di Pietro Garbarino (organizzatore di tale campionato) ha fatto il resto, permettendo il perfetto svolgimento dell’evento, reso particolarmente piccante da quel rumore, anzi da quel ronzio in perfetto stile “moscerino” che veniva letteralmente travolto dal pesante rombo dei bombardoni quattro tempi.
La settimana della gara è stata particolarmente movimentata dovuta dal fatto che avevamo poco tempo a disposizione per prepararla ma al contrario necessitava tanto tempo per conoscerla perché io di due tempi ne so ben poco, per non parlare di un 500 dove credo di esserci salito sopra solo da bimbo per le foto da mettere nell’album dei ricordi. La moto è stata pronta per venerdì pomeriggio dove siamo andati a provarla per vedere se tutto funzionava a dovere e…certo, tutto funzionava dal punto di vista tecnico ma da quello pratico ero alquanto in crisi tanto da telefonare in redazione e dire “Questa volta ci siamo presi un bel problema, le busco. Ma non dagli avversari, dalla moto stessa!”. In quella giornata di test il cinquecentone mi ha messo in seria difficoltà e temevo una gara molto sofferta. Previsione indovinata, la gara è stata complicatissima e credo di essermi impegnato come non mai; non dico dal punto di vista fisico ma da quello mentale dove cercavo, giro dopo giro, di studiarla, di impararla, quasi come fosse una vera e propria scuola guida. Nelle qualifiche ho ottenuto il secondo crono ma la parte sterrata era chiusa a causa dell’acquazzone sceso nella notte che ha allagato la terra. Proprio in questo frangente merita un applauso la Tecnoteam che si è messa a completa disposizione dei piloti (tutti volenterosi di correre con il bellissimo sterro di Moncalieri) posticipando le gare del pomeriggio sperando che il fondo si asciugasse e facendo pian piano provare i volontari che volevano accertarsi di come fossero le condizioni del tracciato. Operazione riuscita, nel primo pomeriggio la terra era perfetta e le gare si son potute svolgere in maniera regolare.
Al via di gara uno sapevo che con l’offroad sarebbe stato ancora più difficile perché in condizioni di precaria aderenza il motore a due tempi è ancora più difficile da gestire e non sapevo cosa aspettarmi. Questa prima manche mi serve per trovare le misure ma parto un po’ a rallentatore perdendo tempo all’inizio e non riuscendo a far nulla contro Enzo Ermondi (ex pilota di ottimo livello nel campionato italiano motard) che si aggiudica la batteria.
In gara 2 la musica cambia e prima di partire mi sono detto “Devo dare il 500%, che servizio verrebbe fuori se arrivassi secondo? Devo vincere per forza!”. A volte senti quelle cose dentro, quelle sensazioni che non saranno mai sbagliate. Ti caricano e ti danno quel qualcosa in più per dare il meglio di te stesso. In partenza il 500 non fa per me e mi trovo nuovamente a dover contrastare quell’anteriore che non ne voleva sapere di starsene giù; non ero ben messo alla staccata ma la voglia di portarmi al comando c’era e così mi sono inventato una bella staccatona che mi ha portato a girare in testa. La manche è stata tiratissima, non ho mollato un solo secondo e mi son difeso fino a due giri dalla fine dagli attacchi di Ermondi che, da parte sua, non voleva perdere contro un 2 tempi. Al penultimo giro quasi mi passa ma trovo la forza per chiudergli la linea. Intanto arriviamo alle ultime curve, alla penultima, quella in fondo al rettilineo veloce Enzo si infila passando al comando. A questo punto mancava solo più un rettilineo da quarta con staccata a gomito e il traguardo. Testa bassa, metto dentro una marcia dopo l’altra e in quei pochi secondi penso a tutto: al mazzo che mi ero fatto tutta la settimana più questa manche, a Gualdani che mi avrebbe preso in giro a vita e a mio papà che sarebbe stato deluso nel vedermi perdere all’ultimo giro. Altro che quando si va in moto non si pensa a nulla, si pensa eccome. Così mi sposto tutto all’interno e “Non so come ma io devo passare!”. Arriva la frenata e stacco oltre ogni limite, Ermondi inizia a stringere ma io vado ancora più stretto, il posteriore si alza ma qui non devi farti prendere dal panico e concentrarti solo su cosa fa quello accanto a te altrimenti finisci per andare dritto fuori pista. Ermondi è costretto a rialzare la moto e finiamo entrambi lunghissimi ma io ho l’interno e lui ha strada bloccata. A questo punto è quasi fatta, giro la moto e ripartiamo verso il traguardo arrivando quasi al fotofinish ma con il numero 500 davanti. E’ fatta e il pubblico ha invaso il box dicendosi entusiasta di un finale di gara così bello che poche volte capita di vedere. La risposta alla domanda che ci ha portato a questa sfida “Cosa si può ancora fare con il miglior motore di vent’anni contro quelli di oggi?” è stata chiarita: a livello non professionistico dove gli sviluppi delle moto non sono estremi puoi ancora dir la tua e il pilota fa ancora la differenza. Non sei tagliato fuori ed escluso dal divertimento anzi…si può fare!


Paolo Gaspardone






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