Vai alla Home...



FLAT TRACK


Un mattino mi alzo, compro Motocilismo Fuoristrada e mentre sfoglio le pagine mi cattura una foto: una sorta di moto da motard completamente di traverso in staccata con tanto di pedana a terra, ma in un ovale generalmente utilizzato per lo speedway. Esclamazione: “Ma che figata!”. Alla guida c’era un certo Armando Castagna, pluricampione italiano di speedway che sdraiava in perfetto stile sliding quella motocicletta “da motard” ma…ma sulla ghiaia dell’ovale! Son rimasto talmente a bocca aperta che mi son soffermato a leggere il servizio ancor prima di leggere il mio articolo nella sezione supermotard. Tempo zero e mi dico “Caspita! La prossima gara la voglio fare anch’io!”. Do un’occhiata al calendario e scopro con piacere che non c’è nessuna concomitanza così, in men che non si dica, mi metto al lavoro per preparare una moto adatta a quel tipo di gare: il Flat Track! La regola è semplicissima: basta un cross a cui devi sostituire le ruote (le 21 sono infatti vietate) e rimuovere il freno anteriore…si, avete capito bene RIMUOVERE!
Arriva il giorno della gara e quando raggiungo finalmente il tracciato mi sento un pesce fuor d’acqua mentre scarico il mio cross “trasformato”: è alto e con le ruote piccole. Intorno a me tutte moto assettate da Flat: assetto superbasso e ruote alte…esattamente il mio opposto! Ecco che passa subito un pensiero per la testa che nei giorni precedenti aveva voluto restare nascosto: “Accidenti, ma che ci faccio qua in mezzo, chi me l’ha fatto fare?”. Fortunatamente incontro subito Marco Belli (il mago di questa specialità) e Armando Castagna che mi rassicurano un po’ suggerendo tranquillità assoluta, in quanto la prima volta sarà sicuramente divertente con qualsiasi moto, pur senza disporre di un mezzo particolarmente dedicato a questa specialità. Entrambi davvero accoglienti e gentili, cercano subito di darmi due dritte su come partire, consigli sull’assetto, stile di guida, eccetera.
Intanto Belli si prepara per entrare in pista in tandem con il padre di Valentino Rossi, Graziano (ospite d’onore della manifestazione) alla guida di una auto. Partono e la macchina manco la guardo, i miei occhi sono su Belli, che mi lascia di stucco. Grandioso, impressionante guardarlo da vicino, entra in curva come un proiettile e poi gas, tutto gas. Sono al muretto dei box che mormoro con il mio amico Ryan Sconfietti (pilota di supermoto di buon livello e unico, oltre al sottoscritto, con le ruotine da 17”) che mi fissa e mi ricorda: “Oh, e tutto questo senza freno”. Vero, del freno mi ero già scordato, senza parole. Mi chiedo più e più volte come potrò mai girare al fianco di questi spericolati senza aver mai fatto neanche un giro in vita mia. Intanto si avvicina il momento delle prove libere che qui sono da affrontare a full gas in quanto molto brevi, dopodiché hanno inizio subito delle batterie di qualificazione a punteggio che ti conducono verso la finale; il primo giro è da panico, arrivo alla prima curva e, con la mente occupata da almeno mille pensieri, mi dimentico che sono senza freno. Faccio per azionare la leva ma non la trovo, non c’è nulla! Uno shock che ti dà la sveglia e ti spinge ad abituarti ancora più rapidamente per evitare di incappare in altri errori. I primi giri sono una goduria, il fondo è perfetto e scappano dei traversi in uscita senza precedenti ma il problema maggiore è la staccata dove gli specialisti si buttano dentro senza pietà e mollano il gas almeno venti metri dopo di te. Tempo di capirci qualcosina e sventola la bandiera a scacchi, tutti ai box, tutti ad aspettare il sorteggio della griglia di partenza delle batterie di qualificazione. La prima manche serve per prendere confidenza con la bagarre, con la prima curva che è davvero affollata in quanto non puoi correggere niente con il freno anteriore che da sempre sei abituato ad utilizzare e ti devi arrangiare come puoi, cercando di far derapare di più o di meno la moto a seconda di che linea vuoi farle prendere. Finisco terzo a sorpresa e prendo consapevolezza del fatto che, vada come vada, mi divertirò un mondo. Le garette sono brevissime, circa 2-3minuti, ma di un’intensità pazzesca che ti porta il cuore a mille e l’adrenalina che termina almeno cinque minuti dopo la bandiera a scacchi!
Nella seconda corsa mi sento incredibilmente a mio agio e mi trovo terzo, alle spalle di colui che vidi in quella foto quando sfogliai il giornale: Armando Castagna. Vedo che non mi va via, che rimane vicino e così cerco di osservare tutto quello che fa per cercare di capire per lo meno la traiettoria ideale dato che, a dir la verità, non ci avevo capito ancora niente di tecnica. Noto che lui entra in curva a velocità fotonica e mi guadagna metri ma poi spigola un po’ troppo perdendo molto tempo nella ripartenza così preparo l’attacco che, per forza di cose, potevo sferrare solo in uscita di curva. Nel mentre parlo con me stesso, dicendomi “Ma è impossibile, come faccio a pensare di non solo seguire ma passare uno che fino ad ora avevo solo sempre visto in fotografia? Boh, dai, proviamoci!”. Così all’ultima curva dell’ultimo giro mi butto, perdo meno del solito in entrata e non sbaglio niente riuscendo a dare una gran trazione alla moto in uscita che mi permette di fulminarlo proprio al fotofinish (nella foto Castagna con il numero 11 e Gaspardone con il #2).
L’emozione è fortissima e tutti i piloti di Flat mi applaudono da bordo pista per il mio secondo posto conquistato a sorpresa davanti ad uno dei favoriti. A dirla tutta mi sentivo abbastanza incredulo, mai avrei immaginato di trovare subito tanto feeling in un qualcosa di totalmente nuovo per me.
Intanto il paddock comincia a farsi sentire e l’atmosfera è molto amichevole, tutti danno consigli, tutti disponibili a dirti che modifiche fare per migliorare subito alla grande (suggeriscono le ruote da 19 pollici) e in pista c’è un gran rispetto: il corpo a corpo è l’ordine del giorno, le traiettorie si incrociano di continuo ma nessuno fa entrate scorrette da danneggiare l’avversario. Osservandoli da dietro ho notato che in tantissime occasioni potrebbero semplicemente appoggiarsi all’avversario ma invece niente, si vogliono sorpassare in maniera pulita. Forse solo perché qui non vale la classica frase di fine gara “Scusa, sono rimasto senza freno e non ho potuto evitarti”. Scherzi a parte, manca solo più una batteria e la prendo con cautela, mi servono pochi punti per accedere alla finalissima e così bado solamente a non fare errori per entrare di diritto nel gruppo degli otto finalisti. Missione compiuta, ora manca solo lo start della finale. Questa viene dominata da Belli che, partito dietro di me, ci macina tutti vincendo per distacco. Dietro di lui c’è una gran bagarre e dal secondo a me (quinto) ci troviamo davvero in un fazzoletto. La voglia di fare podio c’è ma non riesco a trovare il guizzo che mi permetta di attaccare gli specialisti; loro sono davvero bravi, hanno un controllo incredibile del mezzo e sbagliano pochissimo. Anzi, anche se sbagliano sono molto abili a rimediare senza perdere eccessivamente terreno. Io, invece, mi buttavo come un matto ma il più delle volte finivo per fare dei “casini” e non riuscivo mai ad agganciarli. Comunque termino al quinto posto con un sorriso che partiva da un orecchio per finire all’altro, non tanto per il risultato in se ma per il divertimento sfrenato che avevo appena vissuto. Credo che nemmeno quando da bimbo andavo a Gardaland riuscivo a divertirmi così tanto.
Ma l’avventura non è finita qua, ci sono in serbo delle sorpresone per la prova finale che si terrà il 17 luglio prossimo!...


Paolo Gaspardone






Copyright 2010 PaoloGaspardone.it - Tutti i diritti riservati